Movimenti, rappresentanza e negoziazione

I movimenti di piazza, senza partiti e sindacati che li rappresentano solidamente o che negoziano con loro, possono solo manifestare, oltre a produrre controinformazione sui social, questa è la logica dominante di questi anni recenti, al di là dei governi in carica, cioè essere esclusi e rimanere senza rappresentanza politica e sindacale. 

Mi ricordo anche il movimento No global a inizio 2000, quel movimento di allora e quelli successivi fino a oggi non ebbero rappresentanza politica e mi pare che ne abbiano ancora meno, attualmente. 

Una delle poche possibilità concrete di decidere si è manifestata con i referendum costituzionali in vari momenti, e anche con il recente referendum sulla giustizia del 2026, che ha visto una maggiore possibilità di decidere qualcosa. 

Questa condizione di mancanza di strutture politiche capaci si rappresentare e negoziare le varie istanze dei cittadini in piazza, e la conseguente crescita dell'astensionismo, è stata chiamata post democrazia. 

I movimenti di piazza, senza strutture partitiche e sindacali capaci di rappresentare e negoziare con loro, stanno diventando sempre più liquidi e focalizzati ogni volta su temi diversi (no global, no tav, free palestine, no guerra, free vax, no al caro energia, etc.). 

Esclusi concretamente dalla politica, i movimenti di piazza possono sfociare solo in controinformazione, controcultura, dare vita nel tempo a una nuova economia solidale, a nuovo associazionismo politico e sindacale, o ambientale oppure essere in qualche caso cooptati nel sistema dominante, come successe anche a una parte dei leader sessantottini, negli anni successivi alle contestazioni.

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