Le direzioni di sviluppo

Le direzioni di sviluppo economico e sociale possibile, nella storia, non sono mai tante ma il pluralismo dei poteri e il pluralismo dei punti di vista è fondamentale, sia per motivi di pluralismo di intelligenze per le decisioni, sia per la preferibilità di frammentare decisioni e relativi rischi sociali. Per l'industrializzazione ci sono passati quasi tutti, con vari danni e benefici, e così tutti o quasi passeranno per una necessaria transizione ecologica, energetica, con economia circolare. Libertà e democrazia politica, democrazia economica, democrazia culturale, sono parti fondamentali e costitutive del benessere collettivo e individuale. Le capitali mondiali concentrano tanti poteri e la democrazia serve proprio per imboccare meglio le direzioni collettive di sviluppo, sperando sempre che tutti possano aggiustarsi la vita come vogliono, soprattutto i poveri e le minoranze fragili che hanno pochissimi mezzi economici, mezzi culturali, mezzi politici. Anche per questo ho votato No al referendum, perché in Italia c'è spesso molta voglia di decisionismo a prescindere, sia a destra che a sinistra e la direzione evolutiva collettiva continua a essere mancata da diversi decenni, ormai a svantaggio di quasi tutti. Penso sia un'ottima cosa che abbia vinto il No, uno stravolgimento negativo del sistema di poteri costituzionali, in direzione di una ulteriore verticalizzazione dei poteri: governativo, legislativo e giudiziario è stato evitato. Penso siano andati a votare anche persone che da tempo si astengono. Speriamo in meglio anche per tutto il resto, Sanità, Scuola, Povertà, Lavoro, Inquinamento e Territorio. 

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